giovedì 19 novembre 2009

Venezia ai Veneziani?Assolutamente no

Venezia ai Veneziani?ASSOLUTAMENTE NO! le hanno già fatto troppo male, hanno già sprecato infinite occasioni, non hanno più credibilità. Venezia dovrebbe essere commissariata, per liberarsi delle sue enormi zavorre e rendere possibile una corretta gestione della Cosa pubblica. Se ne è capace uno scozzese, un giapponese o un francese, ben venga! Venezia è la città di tutti, i Serenissimi doc, o quelli che si credono tali, sono merce scaduta. Meglio congelarli e metterli in freezer, per evitarne la decomposizione.
Venezia si è isolata dal resto del mondo ma il resto del mondo se ne frega. Venezia è stata il centro del mondo ma ha fatto di tutto per tornare ad essere un'isola nella palude. Gli abitanti delle isole, quando troppo isolati, incorrono in tare genetiche. L'osservatore attento, passeggiando per callie e campielli, può rendersene facilmente conto.

Isolata

Venezia si è isolata dal resto del mondo ma il resto del mondo se ne frega. Venezia è stata il centro del mondo ma ha fatto di tutto per tornare ad essere un'isola in mezzo alla palude. Gli abitanti delle isole, quando troppo isolati, incorrono in tare genetiche. L'attento osservatore, passeggiando per calli e campielli, può rendersene facilmente conto.

Serenissimi rincoglioniti

Venezia è nelle mani di papponi magnaccia. Venezia è una puttana sfruttata in primis dai suoi stessi abitanti/colonizzatori. Da sempre si pensa solo a proteggere rendite e lobbies. Un tempo, in passato, queste lobbies erano anche di un certo peso, giravano interessi economici rilevanti e cruciali. Una città costruita dai mercanti, i primi a rischiare nelle loro imprese, capaci di "osare" e di concepire una città a loro immagine e somiglianza. Ora si fanno gli interessi di albergatori, ristoratori, gondolieri, affittuari e altri pescecani. Hanno più potere i gondolieri delle associazioni di categoria, il che è tutto un dire. Una cosa banale come spostare i venditori di grano in piazza San Marco, evitando che i piccioni imbrattassero i monumenti, è parsa un'impresa titanica. L'amministrazione ha dovuto risarcire profumatamente questi personaggi, una decina di bancarellari che hanno tenuto per mesi sotto scacco l'amministrazione comunale. E se l'amministrazione non riesce ad avere il "pugno di ferro" con quattro disgraziati di cui non frega niente a nessuno - e che hanno già fatto abbasanza soldi vendendo a peso d'oro mangime per piccioni- come può affrontare cose più serie? il vero problema sono comunque i veneziani, adagiati, incapaci di rischiare, ridotti a vendere maschere, paccottiglia e affittare abusivamente squallidi magazzini trasformati in pied a terre. Ci crediamo Serenissimi...ma più che altro siamo serenessimi nel nostro totale rincoglionimento. Più facile continuare a sfruttare la vecchia battona, che però dietro l'ombretto è avvizzita e piena di rughe, un bocconcino niente male per gerontofili...forse si riuscirà ancora a tirarne fuori quattro soldi.

Che palle

Venezia che palle. Ecco l’ho detto, e probabilmente dovrei sentirmi in colpa. Di Venezia puoi solo restare esterrefatto, sospirare meravigliato o annotare cose intelligenti su preziosi taccuini. Parlando di Venezia devi assumere un’aria sognante, farti venire i lucciconi agli occhi, simulare svenimenti perché incapace di reggere a tanta bellezza, tutta in un colpo. Vero, Venezia è bellissima, per carità, ma, lo ripeto, che palle. In realtà tutti i veneziani, sotto sotto, c’hanno due palle così della loro città e lo manifestano attraverso il borbottio. La città di Sior Todero brontolon, dove tutti brontolano, dove tutti hanno qualche ragione per sbuffare, senza però far niente per ovviare alla causa del brontolio. Una grande pentola a pressione, che per non esplodere sfiata, in continuo.A volte, spesso, mi viene la claustrofobia e scappo via. C’è invece chi non si allontana mai da Venezia e si trasforma in uno sfiatatoio ambulante, pieno di livore verso tutto e tutti. Aseo,come si dice qui, aceto. Il contrasto tra questa gente inacidita e i turisti all’apice della suggestione è un qualcosa che non si può sopportare. Odi et amo, citando Catullo, Ti odio e poi ti amo e poi ti amo e poi ti odio e poi ti amo, canterebbe invece Mina. In realtà amo questa città, ma a volte mi viene l’angoscia. E scappo via.